Ultra Trail

Ultra Trail delle Orchidee

Uno sviluppo di centoventimila metri e con un dislivello positivo che supera gli otto chilometri equivalgono a due salite Imalaiane: invece è l’Ultra Trail delle Orchidee.

Come benandanti “alla lettera buoni camminatori” ovvero i nati con la camicia, nel cuore della notte si prodigheranno nell’antico culto contadino basato sulla fertilità della terra e poi riconvertito nel rito delle quattro tempora.
Lampade e torce a illuminare il cammino, all’attualità, led di varia intensità, con i loro guizzi, come meteore lorenziane, infileranno le tenebre in ogni dove; tutti aspirano alla conclusione, seppure esausti, del periplo dolomitico che raggiunge sette porti di altrettanti comuni: Ampezzo e i due Forni Savorgnani nell’alta Val Tagliamento; Vigo e Sappada nella Valle del Piave; Pesaris in Val Pesarina e Sauris nella Valle del Lumiei.
Uno sviluppo di centodiecimila metri e con un dislivello positivo che supera gli otto chilometri equivalgono a due salite Imalaiane: invece è l’Ultra Trail delle Orchidee.
Venerdi ventisette Luglio 2018 sulla piazza di Ampezzo, la ridda dei partecipanti che anzitempo hanno lasciato il tepore del letto, allo scoccare della mezzanotte, intraprendono la crociata che non è contro qualcosa o qualcuno, è invece un mettersi alla prova per scoprire o confermare o superare i propri limiti fisici e psicologici, lasciando infinito spazio a meditazioni metafisiche che spontanee emergeranno lungo il percorso pregno di naturalità e bellezza.
Lungo la cresta del Brutto Passo a quota duemila già si è snocciolato il glomere; bagliori allineati vagano nella notte, forse, confuso fra i benandanti qualche licantropo ulula alla luna, al colmo per l’occasione.
L’alba che si fa d’argento coglie i buoni camminatori in Risumiela, sono nuovamente a quota duemila fra Carnia e Cadore. Portentose le cime dolomitiche ad una ad una sbocciano sparpagliate nei meravigliosi colori dell’enrosadira, alle spalle si sono lasciati le malghe di Tintina, Neveade, Montemaggiore e Tragonia ed ora si tuffano nell’altopiano di Casera Razzo per poi salire al passo Elbe ; quindi intraprendono la lunga discesa che li consegna alla Valle del Piave dove incantevole si culla Sappada. Successivamente intrisi di sudore, come locomotive a carbone, arrancano sul ripido e assolato versante che ospita la pista sciistica di Sappada duemila, rasentando i laghi d’Olbe: prepotente il desiderio di un tuffo rinfrescante, ma la missione consente al massimo di raccogliere un sorso senza piegare il ginocchio. Al passo del Mulo mt. 2336, splendida appare la Val Visdende e finalmente il giro di boa sotto la muraglia di calcare permiano del m.te Peralba. D’incanto emergono le sorgenti del Piave; cento anni fa fu triste fiume di guerra, ma oggi le sue acque turbolenti che accompagnano la fresca calata degli atleti, cantano un inno di gioia e di pace.
Ora a piccoli gruppi risalgono le ripide pendici del m.te Siera, dopo l’omonimo passo divallano a Sud in val Pesarina la terra dell’orologio: inesorabile marchingegno che macina il tempo, tuttavia per contro, accorcia lo spazio.
Altra salita verso malga Vinadia, a calcare la cresta spartiacque che digrada nella valle del Lumiei: entro il suo lago si specchiano, immersi nel verde, i borghi di Zare.
Il tunnel dopo la diga li trasborda dentro l’ altezzosa foresta di Flobia, ultima ascesa che li protende al rifugio Tita Piaz sul passo Pura. L’avanguardia, in concomitanza con i primi atleti che stanno percorrendo l’oramai collaudato Trail Delle Orchidee classic (quarantotto chilometri), s’appresta al traguardo per il desinare del mezzodì, la retroguardia dei paladini, aspira al meritatissimo pranzo del vespero. Al decelerare della frequenza cardiaca, aumenta la consapevolezza emotiva pregna di soddisfazione per avere raggiunto un obiettivo distante centodiecimila metri.